San Roberto Bellarmino e la “cancel culture”

La figura di Roberto Bellarmino è intimamente legata alle vicende dell’antico Collegio Romano e posteriormente a quelle della Pontificia Università Gregoriana. Non sempre è stato un legame facile, scevro da polemiche. Bellarmino non è un personaggio accomodante per renderlo “à la mode”, non desta una veloce simpatia, oggi si direbbe che non comunica bene. Non sarebbe sufficiente chiarire che il suo patronato non è rivolto all’Università Gregoriana, come ogni tanto si dice, ma al Sodalizio Gregoriano (1925), fondato in occasione del primo centenario della restituzione del Collegio Romano alla Compagnia di Gesù (1924). Pio XI, nell’approvazione del Sodalizio, affida quest’associazione di antichi alunni della Gregoriana all’allora beato Roberto Bellarmino.

San Roberto Bellarmino. Gian Lorenzo Bernini (1621-1624). Chiesa del Gesù. Roma

Il Sodalizio aveva come scopo quello di stringere, fra gli antichi alunni della Gregoriana, il “vincolo della fraterna carità […] e di tenerli meglio in comunicazione con l’Ateneo medesimo a loro bene spirituale e dottrinale” [La Civiltà Cattolica, 1925, 346]. La rivista Sint Unum fu uno dei mezzi per cercare di tener uniti gli antichi alunni con la loro alma mater. Se il Sodalizio ha una data di nascita non ne ha una di morte; è probabile che alla sua silenziosa scomparsa, intorno agli anni ’60, il patronato di Bellarmino si sia esteso osmoticamente all’Università tutta. Ad ogni modo, la figura del cardinale gesuita resta incombente, come un convitato di pietra.  La così detta cancel culture, che si dedica a detronizzare o deturpare alcuni monumenti che considera non più utili per la costruzione di un’identità,  potrebbe trovare nella figura di Roberto Bellarmino, un bersaglio ideale.  Antenati di questi distruttori di monumenti furono quelli che li alzarono. Un esempio clamoroso di questa scrittura della storia che opera per cancellazione, potrebbe essere quello di una mano ingenua, quanto maldestra, che intervenne di recente nell’altare di Sant’Ignazio di Loyola al Gesù. Dai nomi di Lutero, Zwingli e Calvino incisi nel gruppo marmoreo che rappresenta la Religione che flagella l’Eresia (Pierre Le Gros, 1666-1719) è stata tolta la vernice nera che dal XVIII secolo li rendeva evidenti. Di questa scrittura breve, sincopata e di fiato corto troviamo tanti esempi.

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